lunedì 6 febbraio 2017

Universo


Questo è un pezzo che scrissi e pubblicai il 4 Marzo 2012. Ritengo abbia ancora tanto da dire.

 

Universo


In un romanzo di Robert Anson Heinlein gli occupanti di una astronave generazionale dimenticano, ad un certo punto, non solo lo scopo del loro viaggio, ma scambiano anche lo spazio artificiale e limitato in cui si trovano per l’intero universo. Una astronave generazionale è una nave spaziale che viaggia nello spazio da un pianeta d’origine verso le stelle, alla ricerca di un nuovo pianeta abitabile, ed in cui, a causa delle immense distanze interstellari e degli enormi tempi necessari per attraversare tali distanze, gli uomini si trovano a vivere per generazioni e generazioni, per decine o centinaia di anni. In tali condizioni basta un niente per far scoppiare una crisi, magari a causa della fragilità psicologica di chi si ritrova su un pezzo di metallo e sa che trascorrerà tutta la vita senza mai vedere la fine del viaggio, sorte che potrebbe toccare forse ai suoi nipoti, o ai nipoti dei nipoti. Heinlein immagina che a causa di una di queste crisi le generazioni successive perdano coscienza del luogo e della condizione in cui vivono, fino a convincersi che lo spazio in cui si trovano sia l’universo, e non soltanto un vascello spaziale che vagabonda nel vuoto. I personaggi di Universo ignorano che fuori esista qualcosa, ignorano le proprie origini ed il proprio destino, finendo per regredire ad uno stadio quasi animalesco in cui l’unica preoccupazione è la semplice sopravvivenza. Universo, oltre ad essere un romanzo estremamente interessante ed una pietra miliare della fantascienza, è una efficace metafora della condizione attuale dell’umanità. Frastornata dalla vita quotidiana l’umanità è incastrata in un meccanismo che svuota di significato la sua stessa esistenza, ed a nulla valgono i pallidi palliativi offerti dai farmaci antidepressivi, che servono solo a nascondere i sintomi, o la ricerca del senso nella religione. La verità, nuda e cruda, è che non esiste un senso nel nascere, crescere, vivere e infine morire nella svilente società dei consumi e della perversa logica imperante dell’accumulo e dello sperpero. E non esiste un senso nel dedicare quello che dovrebbe essere il tempo dell’uomo, quello in cui l’uomo può tornare persona e non più macchina finalizzata al salario, alla ricerca di svaghi a loro volta disumanizzanti perché, semplicemente, si è incapaci di immaginare altro, o di interessarsi ad altro. Non esiste un senso nel lavoro automatizzato sei giorni su sette condito dal settimo giorno santificato al centro commerciale o alla televisione. Non esiste un senso perché quello che viene identificato come l’universo è semplicemente un modo di vivere temporaneo per l’umanità, seppur forse eterno per l’individuo, in un luogo a sua volta transitorio ed in condizioni instabili e altrettanto fragili.

La società occidentale in cui viviamo non è universale, nel tempo e nello spazio. Neppure la metà del pianeta terra vive in questa società, neppure un terzo degli abitanti del pianeta. La società occidentale è transitoria, non è sempre esistita e non esisterà per sempre. L’era dei consumi non è l’Universo, New York non è l’Universo, neppure Londra e Parigi sono l’Universo. Terribilmente banale, scontato, eppure nessuno di noi pensa realmente al fatto che il favoloso mondo del nuovo millennio è sconosciuto ai due terzi degli abitati del nostro stesso pianeta, nessuno di noi riflette veramente sul fatto che il proprio modello di vita non è Universale, ma transitorio, relativo, fragile. Nessuno di noi riflette veramente sul fatto che questo non è il migliore dei mondi possibili, o quantomeno che questo non è l’unico degli Universi possibili.

Si potrebbe obiettare che l’umanità non è mai stata diversa, che neppure nel passato è sfuggita a questa logica, del resto l’uomo delle caverne scambiava il suo ambiente per l’Universo, così come il contadino o il Signorotto medievale. Eppure il paragone non è del tutto convincente, poiché l’umanità del ventunesimo secolo ha a sua disposizione gli strumenti per rendersi conto della propria condizione e per comprendere la differenza fra il tutto e la parte. Semplicemente, all’umanità del ventunesimo secolo, non importa. L’umanità, per la prima volta nella sua storia dotata di occhiali capaci di spingere lo sguardo lontano, abbassa lo sguardo ai suoi piedi e perde l’occasione di scoprire ciò che la circonda. Trecento anni fa chiunque avesse avuto la possibilità di godere di una istruzione prolungata per 8-10 anni avrebbe manifestato quantomeno un forte interesse per l’Universo, per le Scienze, la Filosofia, per il “Tutto”. Oggi che l’istruzione per almeno 8-10 anni è diventata la norma il massimo della curiosità che l’uomo medio riesce a raggiungere è scoprire chi presenterà il prossimo festival di Sanremo. Logico che si percepisca un qualcosa di sbagliato, ovvio che si finisca per sentirsi soffocati da una società con così tante potenzialità eppure così frivola ed animalesca al tempo stesso.


Ma quale altro discorso è possibile se gli “integrati” hanno trovato il loro rifugio tra coloro ai quali, e sono i più, la televisione, lo stadio, la moda, lo shopping hanno fornito gli opportuni strumenti di rimozione e di ottundimento di sé? E chi si rifiuta di consegnarsi all’ottundimento, perché ancora dispone di una discreta consapevolezza di sé, a chi si rivolge quando incontra non questo o quel dolore, intorno a cui si affollano le psicoterapie, ma quell’essenza del dolore che è l’irreperibilità di un senso?

Qui le psicoterapie non servono perché non è “patologico” come si vorrebbe far credere, porsi domande, sottoporre a verifica le proprie idee, prendere in esame la propria visione del mondo per vedere quanto c’è di angusto, di ristretto, di fossilizzato, di rigido, di coatto, di inidoneo, per affrontare i cambiamenti della propria vita e i mutamenti così rapidi e imprevisti del mondo.

[I Miti del Nostro Tempo, Umberto Galimberti, pag. 154]


In queste condizioni la depressione non è patologica, così come non può essere patologico aver paura in equilibrio su una fune tesa fra due grattacieli. L’umanità non può aspettarsi di vivere bene chiusa in un recinto, come pecore, a meno di estirpare e gettare via la sua stessa “Umanità”. E la frivolezza della nostra nuova umanità si manifesta continuamente, sia nella scelte scelte quotidiane, sia nel modo di porsi nei confronti dei grandi temi come la Vita, l’Universo, e Tutto Quanto, come direbbe Douglas Adams. Non c’è da stupirsi quindi se si finisce per scambiare il contenuto per la confezione, così che nelle scuole si dedica più tempo ad insegnare le figure retoriche che non a studiare il contenuto di un opera. Quando nel 2010 fra le tracce della prova di italiano agli esami di maturità i candidati si sono trovati di fronte un saggio sul tema “Siamo Soli?” nessuno stupore di fronte alle grette e rivelatrici reazioni del mondo accademico e della società in generale. Di fronte ad una traccia d’esame che chiedeva allo studente di affrontare il tema della vita fuori dal pianeta Terra la reazione universale è stata di scherno:<< ma come?? adesso abbiamo gli ufo alla maturità? Come siamo caduti in basso>>.
Si! Siamo caduti in basso, veramente in basso, se coloro i quali si ritengono uomini e donne di cultura considerano il tema della vita nell’Universo un tema ridicolo e frivolo è il momento di alzare bandiera bianca. Se coloro i quali, pur avendo teoricamente gli strumenti per alzare lo sguardo fuori dalla culla verso ciò che esiste là fuori, continuano ostinatamente a mirarsi i lacci delle proprie scarpe allora dimentichiamo pure ciò che vi è là fuori, chiudiamoci nella nostra casetta, ammiriamone i muri e cantiamo le lodi al pavimento ben lucidato. Di fronte ad uno dei temi più profondi che la Scienza e la Filosofia abbiano mai affrontato la reazione dell’uomo comune ed in buona parte anche di quello che oggi passa per uomo di cultura è di sdegno e di scherno, del resto la vita è fatta di priorità ed ognuno ha le proprie…


«“O frati,” dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”.»

(vv. 112-120, Dante Alighieri)


L’Universo, com’è già stato notato in altre sedi, è un posto maledettamente grande, cosa che, per amore di un’esistenza quieta, la maggior parte della gente finge di non sapere.

Molti sarebbero anzi pronti a trasferirsi in luoghi ancora più piccoli di quelli che riescono a concepire con la mente, e di fatto non sono poche le creature che lo fanno.

In un angolo del Braccio Orientale della Galassia si trova il grande pianeta di foreste Oglaroon, la cui popolazione «intelligente» vive tutta quanta su un unico noce abbastanza piccolo e affollato. Su tale albero gli Oglarooniani nascono, crescono, fanno l’amore, scrivono intagliando la corteccia articoli filosofici riguardanti il significato della vita, l’inutilità della morte e l’importanza del controllo delle nascite, combattono alcune guerre di minima entità, e infine muoiono legati alla parte di sotto dei rami più esterni e inaccessibili. Gli unici Oglarooniani che lasciano il loro albero sono quelli che vengono sbattuti fuori per avere commesso il crimine nefando di chiedersi se qualche altro albero potesse ospitare la vita o se gli altri alberi fossero comunque qualcosa di diverso da semplici allucinazioni prodotte dall’avere mangiato troppe oglanoci.

Benché un simile comportamento possa sembrare strano, non c’è forma di vita nella Galassia che non si sia resa colpevole in qualche modo dello stesso errore, ed è proprio per questo motivo che il Vortice di Prospettiva Totale suscita un orrore indicibile.

Quando infatti si viene messi nel Vortice si ha per un attimo la visione globale di tutta l’infinita, inimmaginabile immensità della creazione, e in mezzo a questa immensità si ha modo di distinguere un segnale minimo, minuscolo, microscopico, che dice Tu sei qui.

(Ristorante al Termine dell’Universo – Douglas N. Adams)

giovedì 29 dicembre 2016

Rapporto Letture 2016

Senza troppo impegno, traccio un veloce report sulle letture del 2016. Di seguito elenco le letture più interessanti.
La lista completa si trova qui

In Difesa delle Cause Perse Slavoj Zizek
Testo complesso, ben oltre le mie competenze e che mi risulta difficile valutare appieno. Certo è un argomentare deciso, forte, che non scende a patti. E forse anche per questo mi è sembrato eccessivamente ingenuo.

Il Significato dell'esistenza umana Edward O. Wilson
Un libro che parte bene, ma si perde lungo il percorso. Interessante lo spirito che lo anima, ma poteva essere sviluppato decisamente meglio.

Una Scomoda Eredità Nicholas Wade
Libro coraggioso che prende in esame il concetto di razza e sostiene la divisione della specie umana in razze. Merita di essere nominato per il semplice fatto che ha il coraggio di affrontare il tema cercando di svincolare la parola "razza" dal concetto di razzismo.

Dietro le quinte della storia Angela & Barbero
Leggere questo libro è stato come tornare bambino e guardare con occhi sgranati SuperQuark alla tv. Un dialogo leggero, ma gustoso, adatto ai bambini più curiosi.

Che cos'è la Scienza Carlo Rovelli
Appassionante lettura sulle origini e sul senso della scienza.

Urania 1625-1626 (Infiniti) Year's best sf '15 
Splendidi e degni di nota i racconti:
Il Problema della Consapevolezza di Mary Robinette Kowal  
letto in Urania 1626
Un'altra Vita di Charles Oberndorf
letto in Urania 1626 
L'Isola di Peter Watts
letto in Urania 1625  
Erosione di Ian Creasey
letto in Urania 1625

Storie della tua vita Ted Chiang
Antologia superba. Recensione mia

I Sonnambuli Arhur Koestler
Testo impegnativo, a tratti pesante nella lettura, lento. Ma nonostante questo è un libro appassionante, curioso. Una storia delle visioni del mondo, una perla da leggere e, probabilmente, rileggere.

Fabbricanti di Schiavi Damon Knight
Se un giorno avessimo la possibilità di superare l'era della scarsità, se potessimo avere infinite risorse e tutto quello che desideriamo, sarebbe la fine del dominio dell'uomo sull'uomo? Di solito filosofi e scrittori rispondono sì. Questo romanzo risponde decisamente no! Merita di essere letto anche solo per questo.

Apologia della storia Marc Bloch
Un testo per appassionati di storia. Una piccola chicca trovata nei tanti mercatini dell'usato.

Non Lasciarmi Kazuo Ishiguro
Splendido. Leggete la mia recensione completa

Real Mars Alessandro Vietti
Altro romanzo splendido. Leggete la mia recensione

Buio a mezzogiorno Arthur Koestler
Un romanzo notevole, che descrive benissimo l'esercizio del potere da diversi punti di vista.

La Banalità del Male Hannah Arendt
Imprescindibile. Probabilmente uno di qui libri da tutti citato e da pochissimi veramente letto. Altrimenti non si spiegherebbero certe stronzate sul ruolo degli italiani e dell'Italia fascista nel destino degli ebrei d'Europa.

Il Secolo Breve Eric J. Hobwbawm
Ne sentivo parlare da anni, finalmente ho potuto leggerlo. Ne è valsa la pena.

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello Oliver Sacks
Un testo affascinante, come la mente umana.

Il cervello adolescente Laurence Steinberg
Un testo sull'adolescenza. Senza luoghi comuni, ma con tanti suggerimenti ben argomentati.

La Mennulara Simonetta Agnello Hornby
Romanzo ben lontano dal mio genere, ma che mi ha conquistato sin dalle prime pagine. Ben raccontato, con i colpi di scena perfetti e con una storia commovente.

Miraggi di Silicio Massimo Pietroselli
Uno di quei romanzi che ti lascia un qualcosa di onirico. Bello, appassionante, con un finale che è una vera perla.

La Storia del Mondo in dodici mappe Jerry Brotton
Mi aveva incuriosito da tempo, ma il costo proibitivo me ne ha tenuto lontano. Alla fine non valeva la spesa, più che una storia del mondo è una storia della cartografia.

Il giorno della sfida Paolo Aresi
Aresi si conferma uno dei miei scrittori preferiti. Impregna di fascino qualsiasi suo racconto.

Rivelazioni Micheal Crichton
Crichton è maestro del narrare. E racconta magnificamente una storia che smaschera gli stereotipi sulla violenza di genere.

Il Gioco del Trono G.R.R. Martin
Dopo essermi appassionato alla serie tv ho deciso di lanciarmi nell'universo raccontato dalla penna di Martin. E me ne sono innamorato. Straordinario.

Harry Potter e la Maledizione dell'Erede J.K. Rowling & Tiffany & Thorne
Nulla di eccezionale, ma per un appassionato della saga originale è un tuffo nel passato, nei natali passati aspettando papà che era fuori e mamma che cucinava. Come tornare bambino.

La Banalità del Bene Enrico Deaglio
Il libro in realtà è un mezzo fallimento, ma la storia di Perlasca merita una menzione. E il titolo è azzeccato.

Coyote Rising  Allen Steele
Cara vecchia Space Opera, quanto mi eri mancata!

La Grande Rapina al Treno Michael Crichton
Il maestro racconta in maniera divina un evento che sconvolse la rigida società britannica.

La bussola del piacere David J. Linden
I meccanismi che ci rendono virtuosi sono gli stessi del vizio. Il piacere e la dipendenza orientano ciò che siamo, più di quanto ci piaccia ammettere.

Armi Animali Douglas J. Emlen
Libro interessante che racconta delle armi nel regno animale, con paragoni mirati alle armi umane. Analizza alla perfezione il concetto di rapporto costo/beneficio.

lunedì 12 dicembre 2016

Allucinazioni collettive


Niente, non ce la fanno. Non ci arrivano, non lo fanno apposta, poverini, sono così e non ci possono far niente. Sono arroganti, presuntuosi, saccenti. Sono quelli convinti di essere sempre l'unica parte seria, l'unica votabile, l'unica che un sano di mente possa veramente prendere in considerazione. Sono quelli che ai tempi di Berlusconi si chiedevano come fosse possibile che la metà degli italiani desse fiducia a uno come lui, quando dall'altra parte c'era gente preparata, gente seria, gente che davvero voleva il bene dell'Italia, gente che non faceva brutte figure, gente che non andava a mignotte, gente credibile. Sono gli stessi che oggi al contrario sono gli unici che è possibile votare, perché gli altri sono populisti, ignoranti, non hanno esperienza, non sono realisti. Sono insomma sempre loro, quelli buoni, quelli bravi, quelli che hanno sempre ragione, quelli che la democrazia è fondamentale, ma è un problema se il popolo democratico non vota per loro. Sono quelli che sull'ignoranza del popolo ci fanno, come tutti, la campagna elettorale per poi lagnarsi di tale ignoranza quando premia l'avversario che, evidentemente, ha saputo giocar meglio.
Sono loro, sempre loro, quelli che in ultima analisi vendono fumo e fanno i froci con il culo degli altri.
Cosa ho di sensato da dire oggi? Vengo al sodo e mi spiego. Si fa un gran parlare della nomina dell'ennesimo governo non eletto dagli italiani, il popolino insorge e se ne lamenta, i radical chic sfruttano l'occasione per irridere l'ignoranza e sghignazzano facendo notare che la carica di Primo Ministro non è elettiva, non mancando di sottolineare che questo dice la costituzione che il popolino, scegliendo in ignoranza evidentemente, ha difeso bocciando la loro riforma. Prescindendo dal fatto che la loro riforma non cambiava di una virgola la faccenda, prescindendo dall'evidente ignoranza del popolino, ci sono un paio di cosette che mi preme dire.
Le tengo dentro e vorrei lasciarle, che tanto è inutile e chi non vuol capire non capisce lo stesso, ma non ce la faccio più e quindi le sputo via.
Vero, verissimo anzi, la carica di Primo Ministro non è elettiva, ma nei fatti questa faccenda è stata ignorata praticamente sempre negli ultimi quindici anni almeno. In ogni tornata elettorale i candidati si premuravano di far sapere che se avesse vinto tal partito allora tal tizio sarebbe diventato Primo Ministro, se ne premuravano a tal punto da farlo scrivere ben evidente anche sulle schede elettorali, in bella vista sovrimpresso sul simbolo del partito. Questi partiti, tra cui anche loro, quelli che fanno i froci con il culo degli altri, si son divertiti a ricordare agli italiani che non si poteva votare tal partito perché altrimenti avremmo avuto tal tizio a capo del governo, si sono divertiti a dirti di votare per tal tizio premier prima ancora di dirti di votare per tal partito al parlamento.
E del resto è comprensibile, con simili leggi elettorali quale parlamento vuoi votare? La costituzione dice che il popolo elegge i suoi rappresentanti in Parlamento e il resto spetta al Parlamento per via diretta o indiretta, ma nei fatti le ultime leggi elettorali hanno privato il popolo di questo diritto obbligandolo a firmare a favore di questa o di quella lista chiusa con a capo un tizio che automaticamente ottiene l'approvazione popolare a diventare capo del governo. Leggi elettorali che forse non saranno incostituzionali nella forma, ma certamente lo sono nello spirito, leggi elettorali che loro, sempre loro, sempre i froci col culo degli altri, non hanno mai cambiato negli anni in cui ne hanno avuto la possibilità. E anzi, l'unica volta in cui lo hanno fatto, si sono premurati di lasciare invariata l'unica cosa che davvero contava.

E quindi? E quindi tutta questa faccenda, tutta la tiritera sul Presidente del Consiglio non eletto dal popolo è una fregnaccia di dimensioni bibliche. Una supercazzola immensa. Un esempio di come si usa la credulità popolare, l'ignoranza del volgo, finché fa comodo e la si disprezza quando non fa più al caso nostro.
Del resto lo stesso Renzi era quello che legittimava tale credulità popolare affermando più volte che non sarebbe mai andato al governo senza passare dalle elezioni. Per poi smentirsi alla prima occasione, sempre per parlare di fare i froci col culo degli altri.
Questa faccenda mi ricorda tanto Orwell e lo splendido 1984, romanzo sempre citato ma credo ben poco letto dai tanti giornalisti che se ne sciacquano la bocca. In questo capolavoro c'è un passaggio illuminante. Durante la mensa mattutina l'altoparlante che rilascia le notizie annuncia come la razione giornaliera di cioccolato sia stata aumentata da 12 a 15gr (vado a memoria) grazie ai risultati straordinario ottenuti dal grande fratello in ambito di innovazione agricola. Tutti festeggiano, solo il protagonista resta perplesso, lui infatti ricorda  bene che il giorno prima la razione era di ben 20gr a testa. Eppure è l'unico, tutti gli altri hanno scordato. Sembra assurdo, eppure è così, nessuno ricorda e collega. Nessuno evidenzia l'assurdità di tale annuncio e la palese manipolazione.
Quando lessi questo passaggio pensai subito che fosse esagerato, una voluta iperbole. Sono passati dieci anni e più volte mi sono ricreduto. A volte la realtà supera la fantasia.
E quindi chiudo con due citazioni e un video. E chi vuol capire capisca.

Una generazione che ignora la storia non ha passato... né futuro.
R.A.Heinlein

Chi controlla il passato controlla il futuro.
Chi controlla il presente controlla il passato.
G.Orwell

lunedì 5 dicembre 2016

Considerazioni a margine sul teatrino delle minchiate

Diciamo che ci voglio provare, diciamo che voglio mettere in ordine i pensieri e dire qualcosa di serio sul Referendum, Renzi, il PD, la politica italiana e magari pure su quella Americana. Giusto per non farci mancare nulla.
E partiamo dall'inizio. Partiamo da quella che una volta era la sinistra, quella vera, quella che si opponeva alla destra. Quella per cui riformismo significava venire a patti e fare la lotta nelle aule del parlamento invece che per le strade e nelle fabbriche. Quella sinistra per cui la religione era l'oppio dei popoli, quella per cui il prete era strumento del potere finalizzato a ottundere la mente e far star buone le masse sfruttate. Quella sinistra che giustamente inveiva contro una destra la cui strategia elettorale era il prendere in giro quelle masse, attraverso i valori di Dio, Patria, Famiglia, quella sinistra che questi valori ha distrutto. Il mio post non entra nel merito, non scrive per dire se sia stato un bene o un male, scrivo per riflettere su cosa è cambiato. La mia impressione, da quasi trentenne che di quella sinistra ha solo letto sui libri di storia, è che quella sinistra (seppur spesso utilizzando strategia di propaganda identiche nella sostanza a quelle dei burattinai che voleva combattere), badava alla sostanza più che alla forma. Si combatteva il razzismo nei fatti, perché nell'america che combatteva il razzismo di Hitler i neri erano cittadini di serie C, e non di serie A ( e nemmeno di serie A2), si lottava per i diritti degli omosessuali (e neppure sempre) perché perfino nella Gran Bretagna che aveva combattuto i Nazisti gli omosessuali erano incarcerati (pure quelli che la guerra l'avevano fatta vincere). Si combatteva per i diritti della donna perché in effetti la donna era una cittadina di serie B in quasi tutto il mondo occidentale (e già era tanto rispetto al resto del mondo, in ogni caso).
E oggi? Oggi invece quel che resta della sinistra, o quel che sinistra si fa chiamare, si crogiola nella ricerca della forma, abbandonando la sostanza. Così in America i democratici mandano alle presidenziali un nero e una donna, e vediamo quale delle due novità vincerà, così in Italia si acclama la nomina prima di Letta e poi di Renzi, perché sono giovani e sono il nuovo che avanza. Così si chiedono le quote rosa per dare spazio alle donne in politica, così si nominano donne ai vari ministeri o nelle giunte giusto perché è necessario che si senta l'aria di cambiamento.
Tutto questo, a mio modestissimo parere, alla lunga stanca. Stanca perché il punto non è che il presidente sia Nero, Bianco, Donna o Uomo. Il punto è che faccia bene il suo lavoro. Ma se ti presenti come il primo presidente Nero nella storia degli Stati Uniti e affermi di essere il nuovo che avanza, una vera rivoluzione, mentre alla fine sei bravo al massimo tanto quanto qualunque altro presidente della storia americana (onestamente la presidenza Obama la definirei nella media, senza infamia né lode. Pur considerando l'enorme privilegio di non poter far tanto peggio di Bush), allora è normale che a conti fatti la gente pensi che tu abbia fallito. Ed è ancora più normale che se al turno successivo si ripropone il giochetto tentando stavolta di candidare una donna perché è, appunto, donna allora si cominci a sentire puzza di presa per il culo. Intendiamoci, non voglio dire che il problema sia candidare un nero o una donna, il problema è sbandierarlo come un cambiamento, una conquista, una rivoluzione, e poi continuare invece con la stessa identica politica di sempre.
Lo stesso in Italia, Prendiamo Renzi: doveva rottamare la vecchia politica e non l'ha fatto, doveva essere diverso da chi lo ha preceduto ed è diventato la copia sputata di Berlsconi. Doveva in sostanza essere il nuovo che cambiava l'Italia. E invece ha mostrato la stessa sete di potere e voglia di poltrona di quelli che diceva di dover rottamare. E non contento di veder crollare la pretesa di essere meglio di chi lo aveva preceduto ha mostrato anche di non esser meglio di chi lo vorrebbe seguire. I cosiddetti populisti, quelli che gridano, quelli che fanno propaganda affermando palesi stronzate. Cosa pensate di un governo che faccia propaganda per il Sì al referendum facendo affermare all'omino in televisione che si vota sì per avere una politica più onesta? Lasciamo perdere tutto il resto, ma questo passaggio in quale modo si spiega? Che c'entra la riduzione del numero dei senatori con l'avere dei politici più onesti? Che c'entra la riforma della costituzione con l'onestà di chi siede in parlamento o al governo? Becero populismo, l'avesse fatto Salvini, o Berlusconi, o Grillo i "democratici sarebbero tutti a inveire". Invece zitti, tutti, sono bazzecole da campagna elettorale. E di grazia perché lo stesso metro non si applica per i rivali?
Perché vedete, oggi gli stessi che si vantavano di essere democratici e antifascisti sono quelli che vorrebbero il test di idoneità al voto.
Mi fate pensare a quel meraviglioso romanzo che è Fanteria dello Spazio di Heinlein, in cui per ottenere il diritto al voto bisognava prima aver portato a termine il servizio militare. Il motivo di questo requisito era che secondo le idee dei padri costituenti di quello stato era necessario che si acquisisse il senso della patria, della fatica che comporta la sua difesa e del valore intrinseco del diritto a deciderne le sorti. Chi svolgeva il servizio militare solo dopo averlo terminato otteneva il diritto al volo e la qualifica di cittadino, i militari erano al contrario esclusi dal voto.
Ovviamente, questo che io considero uno splendido romanzo, è stato bollato dai più della sinistra come un romanzo fascista, liberticida. E magari sono gli stessi che oggi chiedono il test di idoneità al voto per escludere gli ignoranti che votano in massa Salvini e Grillo.
Ecco, nella mia modestissima opinione, il problema cari amici potrebbe in fondo essere semplice. Per certi versi siamo abituati ad essere presi in giro dalla destra, da chi entra in politica per difendere i propri privilegi, almeno secondo lo stereotipo venduto dalla sinistra. Lo sappiamo, loro sanno farlo bene, sanno imbellettare le verità di cui vogliono convincerci, ma tutto sommato si può gestire la cosa e fare in modo di conviverci. Quello che non si sopporta, cari ex compagni, è che le stesse minchiate siano il cavallo di battaglia di quelli che dovrebbero essere la nostra risposta a quel modo di far politica. Quello che non si può sopportare è che quelli che per vent'anni ci hanno fracassato i coglioni con la storia di Berlusconi e della sua deriva autoritaria poi facciano esattamente le stesse cose per ottenere, e tenere, il potere. Ecco, questo è insopportabile, questo è prendere per il culo. E, abbiate pazienza, se proprio per il culo dobbiamo essere presi... preferiamo l'originale. Che non si batte.

lunedì 24 ottobre 2016

Rubrica dei Libri. Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro.



 Dopo mesi infiniti di attesa,ecco a voi la seconda puntata della Rubrica dei Libri, inaugurata la scorsa primavera con questo articolo
Per questo secondo appuntamento ho scelto un romanzo molto più recente, di una storia meno simbolica,ma ben più toccante nel suo tracciare il dolore umano. L'idea di fondo del romanzo non è nuova, al contrario è un tema classico della fantascienza, fin troppo usato e anzi spesso abusato con risultati non sempre del tutto convincenti. Così di getto mi vengono in mente due opere come il romanzo Ricambi, di Michael Marshall Smith, e The Island, film del 2005 con Scarlett Johansson. Pur essendo sue opere interessanti, in Non Lasciarmi di Ishiguro siamo decisamente su di un altro livello.
Ne avevo già parlato sul blog Cronache di un Sole Lontano, in questa sede ripropongo quanto già scritto con alcune integrazioni che spero possano arricchire l'articolo e convincervi a dare un'occasione a questo romanzo straordinario. Buona lettura.


 Kathy, Tommy e Ruth. Tre bambini, poi tre ragazzi, in una sorta di orfanotrofio la cui funzione si svelerà durante la trama. Questo è lo scenario iniziale del romanzo Non Lasciarmi (Never let me go, 2005) di Kazuo Ishiguro (nel 2010 ne è stato tratto un film con lo stesso titolo). 

 La storia è narrata da Kathy, la vera protagonista, e racconta le vicende nel collegio di Halisham, il percorso attraverso i problemi in fondo classici della fanciullezza, dell'adolescenza e infine dell'età adulta. Ma Kathy e i suoi due amici non sono bambini normali, non sono semplici orfanelli, ma piccoli cloni. La loro esistenza è dovuta alla necessità di allevare serbatoi ambulanti di organi da utilizzare secondo le necessità. Lo scopo ultimo nella vita dei piccoli di Halisham è diventare donatori e subire degli interventi chirurgici che fatalmente li porteranno alla morte per poter garantire la vita altrui.

 Questo è il loro triste destino, questo il contesto in cui crescono insieme ad altri bambini in una sorta di scuola che si occupa di loro come se la crescita e lo sviluppo intellettivo di ciascuno dei bambini fosse importante per il loro futuro. Caratteristica cardine del romanzo è infatti la completa assenza della parola morte, sostituita dall'espressione “finire il proprio ciclo”, così come i bambini sono studenti e infine diverranno donatori, con la possibilità di ritardare la prima donazione svolgendo la mansione di assistente e occupandosi delle necessità e del benessere dei propri “colleghi”.
In questo destino già scritto i ragazzi intrecciano le vite e stabiliscono legami affettivi, nascono amicizie e, inevitabilmente, anche amori. Legami complicati, da una realtà già di per sé anomala e dalla condizione di esclusi dal mondo in cui i cloni sono obbligati a vivere.

 Ishiguro, scrittore britannico di chiari origini giapponesi, racconta una storia viva, densa di emozioni (non tutte esattamente positive), che si snoda lenta tra i vicoli dell'animo umano con il suo lascito di paure, sofferenze, speranze e illusioni. Kathy, dall'animo sensibile, è una ragazzina a volte ingenua che tende a provare empatia per gli altri e mette se stessa in secondo piano pur di aiutare gli amici. Ruth al contrario è esibizionista, egocentrica, manipolatrice, ma a modo suo affezionata alla sua amica. Tommy invece è un ragazzino impulsivo, dall'animo delicato ma incapace di controllarsi di fronte alle ingiustizie della vita.  
Ishiguro intreccia magistralmente le storie dei ragazzi, delineando una realtà fuori dal mondo in cui uomini privi di tale titolo vivono vite parallele che non lasceranno traccia dopo la loro fine. L'ineluttabilità del destino pesa come un macigno sulla vita dei protagonisti, che pure non smettono di sperare fino all'ultimo di poter avere un attimo, un breve intervallo, da poter vivere insieme, amandosi, fingendo che la loro vita non debba per forza seguire i binari prestabiliti e finire in un letto d'ospedale.
Non c'è ribellione, non c'è riscatto, pur consapevoli della profonda ingiustizia di una condizione abominevole, nessuno dei protagonisti del romanzo di Ishiguro ha velleità di ribellione. La propria condizione è accettata, o meglio subita, senza eroici atti di guerra. Il percorso umano è già deciso, si può allungare la permanenza su questo mondo, si può abbellire la propria prigione, si può arricchire il proprio bagaglio, ma alla fine non c'è scampo.
 

 È un romanzo che fa riflettere, leggero nella forma ma pregno di senso, pesante nei contenuti. Rimane, alla fine del percorso, un senso di ineluttabilità, di perdita di senso. Resta la sensazione che le vite di ciascuno di noi siano un breve attimo che non lascia più tracce di un sasso gettato nell'acqua che increspa per pochi attimi la sua superficie per poi perdersi negli abissi dove neppure i raggi del sole possono più raggiungerlo. In questo triste destino ciascuno di noi sogna, vive, intreccia legami e vive emozioni che hanno un significato finché siamo noi stessi ad attribuirlo. Inevitabile andare con la memoria alle famose lacrime nella pioggia degli androidi di Blade Runner, o all'epitaffio di John Keats: “qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell'acqua”.
Un romanzo triste, privo di azione, in cui forse non succede nulla. Ma un romanzo in cui in realtà si vive una vita, con il suo fardello. E in un certo senso succede anche troppo.

Vincenzo Cammalleri






martedì 18 ottobre 2016

Le ragioni di un sorriso

 

[...]Non posso giurare
che ogni giorno sarò
bello, eccezionale, allegro,
sensibile, fantastico
ci saranno dei giorni grigi
ma passeranno sai
spero che tu mi capirai.[...]
Chi mi conosce sa che pur essendo a prima vista serio e distaccato, sono sempre pronto alla risata. Mi piace ridere sempre, vedere il lato positivo in ogni cosa e spesso trovo la forza di sorridere e, soprattutto, far sorridere anche nei momenti più difficili. Certo, a volte il sorriso nasconde una tristezza interiore, ma è anche un modo per esorcizzare il dolore e ricordare che c'è ancora molto per cui vivere.
Mi sono chiesto più volte se questo modo di essere fosse dovuto a una semplice inclinazione naturale o se invece ci fosse magari una qualche altra ragione che potesse aver avuto parte nello sviluppare tale modo di vedere le cose.
Una sera di settembre, guardando il filmino del battesimo di mia sorella, tutto d'un tratto credo di aver trovato una possibile risposta. È la risposta è in questa foto, in quel sorriso.
Vedete l'uomo che sorride mentre guarda sua moglie? Quell'uomo un anno prima aveva subito un attentato quasi mortale che lo aveva privato, a soli 46 anni, del braccio sinistro. Vedete la donna accanto? Vedete il suo sorriso? Quella donna aveva rischiato di restare vedova, con un figlio di neppure un anno e in attesa di un'altra figlia. E quei due bimbi? Così distratti, così sereni sulle gambe dei loro genitori? Stavano per diventare orfani di padre, la piccola addirittura prima di nascere.
[...]So che nelle fiabe
succede sempre che
su un cavallo bianco
arriva un principe
e porta la bella al castello
si sposano e sarà
amore per l'eternità.
Solo che la vita
non è proprio così
a volte è complicata come una
lunga corsa a ostacoli
dove non ti puoi ritirare
soltanto correre
con chi ti ama accanto a te.[...]
Di lì a poco altre nubi si sarebbero abbattute su questa famiglia, ma neppure il loro avvento sarebbe bastato a cancellare quel sorriso, quella sicurezza, quella certezza che, insieme, si può affrontare tutto.
Ecco... Forse il segreto del mio sorriso è tutto in questa foto, in quei due che si amano, si guardano, si sorridono e in tutto questo sembrano assicurare protezione ai due bambini che stanno sulle loro gambe. Perché la vita può fare tanto male, ma se alla fine torni a casa e trovi tutto questo non puoi fare a meno di sorridere e dire che "sì! Ne vale assolutamente la pena". 
Perché amare profondamente qualcuno dà coraggio, essere amati profondamente dà forza, infinita forza per affrontare ogni giorno gli ostacoli della vita. E trovare ogni giorno un motivo per sorridere.
Ecco, il motivo della mia gioia costante è nelle persone che ho avuto la fortuna di avere accanto. Nella certezza di avere sempre qualcuno a proteggermi... E da proteggere a mia volta. 
Il mio segreto è la mia famiglia. Il mio segreto è un'amore impregnato di fiducia, di sostegno reciproco e voglia di esserci l'uno per l'altra. Niente di più, niente di meno. E scusate se è poco.
[...]Giuro ti prometto
che io mi impegnerò
io farò di tutto però
se il mondo col suo delirio
riuscirà ad entrare e far danni
ti prego dimmi che
combatterai insieme a me
Nella buona sorte e nelle avversità,
nelle gioie e nelle difficoltà
se tu ci sarai
io ci sarò.[...]


mercoledì 20 aprile 2016

La Rubrica dei Libri. Fahrenheit 451 di Ray Bradbury




Con questo articolo inauguro una nuova rubrica che parlerà di libri. Scriverò dei libri che più mi hanno colpito in positivo o, a volte, in negativo. Vi spiegherò perché ritengo sia giusto parlarne e perché potrebbe essere una buona idea leggerli. Scriverò di libri importanti, che hanno lasciato una traccia indelebile per contenuti e idee. Altre volte scriverò di libri semplicemente belli per una storia così coinvolgente da trasportare il lettore attraverso le pagine e cullarne i sensi. Questa rubrica parlerà di libri, di storie, di idee e di emozioni. Non ci sarà periodicità, non ci saranno scalette. Andrò per istinto, seguirò l'ispirazione del momento, o magari chiederò a voi di quale libro vi piacerebbe leggere un parere. Le mie non saranno recensioni, ma semplicemente cercherò di spiegare per quale motivo quel tale libro ha colpito la mia attenzione e perché ritengo sia il caso di parlarne. Perché i libri non sono oggetti da riporre in libreria, ma vanno presi e aperti. E letti... Soprattutto letti. E raccontati.

Come primo libro ho scelto simbolicamente un romanzo che parla di libri. Una storia che arriva dai lontani anni '50 e racconta di una società che, per garantire l'ordine e la tranquillità, ha proibito i libri e la lettura. Sto parlando, ovviamente, del famosissimo Fahrenheit 451 del compianto Ray Bradbury. Mettetevi comodi, comincia il nostro viaggio.


Guy Montag è un pompiere un po' particolare. Nel suo mondo infatti i pompieri non spengono gli incendi, ma al contrario appiccano il fuoco! Il compito di questi integerrimi difensori della collettività è quello di bruciare i libri. Il corpo dei pompieri si occupa infatti di perseguire e punire chi si macchia dell'immorale reato di lettura! Nella società immaginata da Bradbury il governo obbliga i cittadini a informarsi e istruirsi attraverso la televisione, mentre i libri e la lettura sono messi al bando perché causano l'infelicità. I libri fanno pensare, spingono le gente a porsi domande e riflettere sulla vita, sulla sofferenza, sulle assurdità e sulle ingiustizie. Leggere è un'attività che richiede tempo, pause, riflessioni e meditazione. Mal si adatta ai ritmi frenetici della vita moderna, ma soprattutto rende le persone critiche e più difficilmente controllabili. In ultima analisi, quei pochi infelici che ancora si rifiutano di rispettare la legge e continuano a leggere e far circolare quegli oggetti diabolici sono, secondo il governo, persone tristi perché non riescono a integrarsi correttamente nella moderna società felice e restano esclusi, reietti, soli.


 Montag, il protagonista di questa storia, compie con dedizione e passione il proprio lavoro finché non comincia fare strani pensieri. Comincia a chiedersi perché queste persone, questi relitti del passato, amino così tanto i libri da correre certi rischi e fino ad arrivare al punto di preferire la morte piuttosto che la separazione da quei perversi oggetti. La visione di una vecchia che si fa bruciare insieme a i suoi libri sconvolge Montag e lo spinge a chiedersi se davvero quei libri sono così pericolosi. La curiosità, la lettura veloce di poche righe, l'incontro con alcuni lettori e l'inizio di una attività clandestina di lettore porteranno Montag a cambiare completamente idea sul mondo in cui vive.


Oggi, a più di sessant'anni dalla prima pubblicazione, la domanda che ci poniamo non è tanto se davvero una società come quella descritta da Bradbury è possibile, ma piuttosto che motivo ci sarebbe mai nel vietare i libri. Secondo l'Istat in Italia nel 2015 più della metà degli italiani non ha letto neppure un libro nell'arco dei dodici mesi. Solo il 42% degli italiani ha infatti letto almeno un libro e di questi solo il 13,7% ha letto almeno dodici libri (un libro al mese!). Tutto questo senza alcun divieto o persecuzione a spaventare i potenziali lettori. Emerge da questi dati un'istantanea francamente disarmante, un'Italia che non cerca più la cultura come mezzo di crescita personale e rivalsa sociale. Una volta la sinistra conquistava il cuore della povera gente attraverso la scuola per tutti e le biblioteche pubbliche, oggi di quello slancio sociale è rimasto ben poco.

Ray Bradbury era un amante dei libri. Non soltanto della lettura come veicolo di un messaggio, ma del libro come oggetto. Il suo amore per i libri sembra quasi raggiungere vette maniacali, tanto che alle volte si ha quasi l'impressione che a Bradbury importi più del libro in quanto libro che non del suo ruolo di veicolo, di strumento, per la condivisione di idee, emozioni, storie e riflessioni. In questo senso il finale del romanzo, che non vi svelo per lasciarvi tutto il gusto di scoprirlo da soli, lascia forse un tantino sorpresi, pur conservando una potenza evocativa assolutamente notevole.
Eppure le biblioteche ci sono ancora, l'accesso ai libri non è mai stato così facile. Ma l'emergere delle tecnologie più recenti certamente sottrae tempo e attenzione al libro. La lettura richiede tempi e attenzioni di tutt'altro genere rispetto a un film o alla tv, per non parlare delle nuovissime risorse del web. Per carità, non sono Bradbury e sono convintissimo che la cultura non si trovi solo sui libri, tutt'altro! Chi crede che basti leggere un libro per sentirsi dotto e intelligente è decisamente fuori strada. Quello che conta è certamente il contenuto più che il mezzo con cui questo viene veicolato. Eppure il libro resta a mio avviso uno strumento irrinunciabile. Innanzitutto perché per secoli è stato il veicolo supremo per ogni genere di cultura. Leggere è poi un'attività che si compie da soli, in silenzio con se stessi (pur se a volte può essere praticata in compagnia) e spesso permette di scoprire su se stessi qualcosa di nuovo ad ogni pagina. Ovviamente è importantissimo scegliere il libro giusto, assecondare i propri interessi, le proprie passioni, ma senza mai privarsi della possibilità di affrontare qualcosa di alieno al nostro vivere e pensare. Alle volte si rimane sorpresi da qualcosa di nuovo e si cambia completamente prospettiva. Come dopo un viaggio.

E leggere infatti è come viaggiare, viaggiare attraverso spazi e tempi lontani, verso terre sconosciute, tempi passati o futuri, e alle volte addirittura ci permette di vivere e pensare con la mente di altre persone, di comprendere modi di vivere e pensare a noi alieni e che cambiano la prospettiva del nostro agire. Come un viaggio la lettura ci fa crescere, ci apre la mente e mostra cosa c'è oltre l'orizzonte. Senza mai cancellarlo, semplicemente spostandolo un po' più in là.
Se avrete la voglia, e la pazienza, di seguirmi in questa rubrica cercherò di proporvi ogni volta un libro diverso. Percorreremo insieme un percorso affascinante e meraviglioso tra le pagine di autori e libri che meritano di essere letti e raccontati. E magari quell'orizzonte si sposterà un po' più in là, ogni volta un po' più in là.


Vincenzo Cammalleri